Paolo Araclio

Paolo Araclio

Il Premio Teramo per un racconto inedito, giunto quest’anno alla sua 35° edizione, trova in me il suo nuovo segretario e ne sono onorato e felice.
Nel 1959 ero un bambino e nella nostra città il mese degli avvenimenti era giugno, il “Giugno Teramano”. Ogni anno c’era il “premio” e a casa o in libreria i grandi ne parlavano.

Non so se tutti in città ne parlassero ma io familiarizzavo con dei nomi di persone che dovevano essere importanti: poeti, scrittori, presidi e professori, critici (ma chi erano questi ? e che facevano?). Alcuni li conoscevo perché erano amici dei miei; degli altri, che venivano da fuori appositamente per il “premio”, mi chiedevo come fossero e come parlassero; nella mia confusione me li immaginavo alti e severi, distanti e importantissimi. Invece erano gentili e affettuosi, almeno con un bambino com’ero io e nei brandelli di memoria che conservo ci sono dediche e carezze e, tra le carezze, quella di un poeta: Diego Valeri.
In quegli anni ci fu tutto un susseguirsi di presenze in città: i giurati del premio, scrittori che vi partecipavano e altri che venivano a parlare delle loro opere, attori, registi, pittori e artisti. C’erano polemiche, dibattiti accesi e si respirava l’aria del fervore intellettuale della provincia e una grande aspirazione a crescere. In una società priva di tante televisioni e senza i mezzi di comunicazione di oggi, dove occorrevano quattro o cinque ore per arrivare a Roma, il contatto diretto con i protagonisti era un modo per accorciare le distanze con il mondo della cultura italiana.

Negli anni, il Premio fu tutto ciò: per me che crescevo e per tanti altri giovanotti di belle speranze che volevano cambiare il mondo; a Teramo ed in tante altre città di provincia.

Oggi, dopo tanti anni questo concorso letterario mostra un po’ la corda. Pur essendo uno dei più longevi e prestigiosi la sua formula può apparire antiquata rispetto ad altre manifestazioni del genere. Nonostante l’alto numero dei concorrenti tra di essi si stenta a rintracciare nelle ultime edizioni nomi prestigiosi. Qualcuno sostiene che uno scrittore affermato non ha nessun interesse a partecipare ad un premio per un racconto inedito; la cosa non mi convince molto sia perché i premi in denaro sono abbastanza importanti, sia perché non si tratta di un concorso canoro dove le dirette televisive o la grande pubblicità all’evento possono compromettere l’immagine e la reputazione di uno scrittore. Penso, invece, che i due requisiti fondamentali: il racconto e l’inedito, costituiscano l’ostacolo principale.
Il racconto, come genere letterario, forse non è molto frequentato dall’editoria e l’essere inedito esclude la stessa editoria. Il mondo editoriale ama i premi nella misura in cui sono veicoli oltre che di vendite anche di immagine. All’ombra dei concorsi si intrecciano interessi, scambi di favori, occasioni e visibilità su investimenti già fatti, su libri già pubblicati ovvero su prodotti editoriali con un prezzo, na distribuzione in libreria e via dicendo. Un racconto, una novella, una trentina di cartelle da soli, non sono materia di pubblicazione e quindi non interessano il sistema editoriale che, se scende in campo, per le sue molteplici implicazioni economiche diviene un formidabile strumento di promozione e di pubblicità per eventi di questo genere. Nei concorsi letterari per romanzi, saggistica e perfino di poesia, sono proprio gli editori a cercare la partecipazione dei loro autori perché agiscono direttamente su un loro “prodotto” nell’ottica del marketing aziendale.

Probabilmente, oltre a questi motivi c’è anche quello relativo all’informazione e alla diffusione. E’ un serio problema di comunicazione poiché gli strumenti che sino ad ora sono stati usati per la diffusione del bando sono quelli relativi ad una consolidata banca dati di indirizzi formata quasi esclusivamente dai concorrenti delle precedenti edizioni e da istituzioni come le biblioteche pubbliche che, da sole, non sono proprio il massimo per dare visibilità ad un concorso letterario.
Credo quindi che bisogna partire proprio da questi tre elementi di suddetta “debolezza” ovvero racconto/inedito/comunicazione inadeguata per pensare ad un rilancio che renda giustizia a questo concorso che ha proprio nella sua natura elementi di purezza, di qualità e di garanzia per chi partecipa. La giuria è priva di condizionamenti e premia solo in virtù della scrittura, della bellezza e dell’emozione dei racconti.

Diversamente, nel romanzo, articolare una storia in molte pagine rende possibile all’autore di usare tutti gli strumenti della narrazione, della forma e della scansione del tempo per costruire scenari dove l’intreccio può dilatarsi nel susseguirsi degli eventi, per aggiustare i personaggi e piegarli alla storia o per adeguare le storie alla loro natura. Uno scrittore può partire da un’idea, sono in molti ad ammetterlo, senza sapere dove la storia andrà a parare e di pagina in pagina dall’idea iniziale si può finire altrove.

Nel racconto, invece, in poche pagine lo scrittore deve creare atmosfere, luoghi, personaggi, storie e vicende minime o grandi che coinvolgano il lettore e che diano insieme un senso di appagamento e di rimpianto quando l’hai finito di leggere; e questo non è sempre facile.

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