Le motivazioni della Giuria

24 giugno 2003


Premio Teramo

L'ultima rosa dei finalisti per la sezione maggiore del premio era composta da:

'Le nozze' di Gavino Angius
'I rossi di sera. Voli di convalescenza di angeli e attori' di Fabrizio Sebastiano Caleffi
'Dove finiscono le foglie' di Daniele Cavicchia
'Luce, non sole' di Donatella Contini
'Il sesto senso del capitalismo' di Dido Sacchettoni
 
Alla fine, dopo lunga e approfondita discussione e un’ulteriore selezione (Angius, Cavicchia, Sacchettoni), la giuria pur apprezzando il tono lirico rievocativo della narrazione di Angius e il tormentato serrato dialogo epistolare di Cavicchia, ha designato Dido Sacchettoni come vincitore della XXXVI edizione del ' Teramo' con la seguente motivazione:

Il capocuoco di un ristorante pone il quesito ai suoi aiutanti: qualcuno di voi vorrebbe trovarsi al posto del signor Mascolo, uomo più che realizzato professionalmente, più che miliardario, colpito però all'improvviso da un ictus, paralizzato in modo quasi competo? Attraverso il filo sottile di una conversazione continua e intrigante che fa da sfondo a 'Il sesto senso del capitalismo', la storia del signor Mascolo balza in primo piano, con il suo rilievo davvero emblematico. E' la storia di un uomo povero che si è fortemente arricchito fino a concludere un affare da 50 miliardi due giorni prima dell'attacco alle due torri gemelle di New York. Ma poco dopo il colpaccio economico (frutto del caso o della sua abilità?) è arrivato il disastro fisico, l'ictus. Sacchettoni racconta una inquietante parabola in modo leggero e sospeso, da scrittore di razza che sa sciogliere i grandi interrogativi sull'esistenza e sul destino dentro la soffice pasta di una storia del nostro tempo, con le sue ansie, i suoi segni distintivi, la sua (a suo modo trascinante) implicita esemplarità.


Premio Pomilio

Nella sezione 'Mario Pomilio' dedicata a un racconto di uno scrittore nato in Abruzzo, si è formata una rosa formata da:
'Coriandoli' di Elio Di Giuseppe
'Naufràgi' di Giovanni di Saverio
'Pulpemilia' di Luigi Franchi
'Io sedevo sotto l'olmo' di Patrizia Lombardi


Si è apprezzato la varietà tematica e di genere registrata nella sezione che andava dal piccolo romanzo di formazione di Di Giuseppe, al racconto pulp, di grande tenuta espressiva di Luigi Franchi, alla vena realistica della Lombardi al collage lirico-espressionistico di Di Saverio.
Alla fine, dopo ampia discussione, ha prevalso il racconto di quest'ultimo.
 'Naufràgi' è una sorta di confessione epistolare che Di Saverio gioca tra sogno e realtà, indugio e profezia, in un flusso di libera vena espressiva che il giovanissimo autore domina con buona coscienza dei mezzi stilistici necessari.  


Premio Debenedetti


Il protagonista de 'I sentimenti non si provano' di Ettore Maggi odia Roberto sin dall'infanzia. Lo odia perché lo invidia. L'amico è il suo opposto: ricco, raffinato, bello, ha sempre successo, anche in na gara di karatè.  Dopo alcuni anni ancora si rincontrano e scopre che la sua amata ex, Stefania, è la nuova fidanzata di Roberto, e che quest'ultimo è il vincitore del Premio letterario a cui ha da poco concorso, arrivando secondo. Roberto gli offre la possibilità di passare insieme il week-end della consegna del Premio. La mattina del premio si ritrova così a casa di Roberto, con Stefania. Ritrova la coppa del karatè e, in una colluttazione per risistemarla, Stefania cade, sbatte la testa e muore. Il protagonista va a ritirare il premio e pensa che la sua vendetta su Roberto sia compiuta facendo ricadere la colpa su di lui. Sarà un ennesimo, ultimo scacco. Con sapienza e intelligenza letteraria Maggi costruisce il meccanismo narrativo non privo di suspence attraverso cui l'invidia diventa puro odio e forse, alla fine, lucida follia.

La Giuria ha inoltre segnalato:
'Per primo lo aggredì Beckett' di Fosco D’Amelio
'Storia degli abiti che indosso' di Debora Ferretti
'Sotto il segno del metallo' di Valentina Grotta
'Sul canale' di Valentina Misgur
'Atlantide' di Gianluca Morozzi
'L’ombra sommersa' di Stefano Ratto

STRANIERI
 'L’ultima venuta' Klara Kodra Albania

'L’ultima venuta' dell’albanese  Klara Kodra racconta , in un piccolo trasparente apologo,  l'amore per i gatti della protagonista. La vita familiare con le sue occasioni gaudiose o dolorose è scandita dal rapporto con gli animali e da un’attenzione minuta alle forme di comunicazioni dall’una e dall’altra parte. Una storia semplice e accattivante, costruita con sobria espressività.

PREMIO CAPORALE PER UN RACCONTO DEDICATO AGLI ANIMALI

'Moby Green' di Carlo Villa

Un intrigante rilettura del Moby Dick di Melville, nella forma di un apologo narrativo assai suggestivo. Secondo il punto di vista etologico di Carlo Villa, Achab, è un maniaco ossessivo e la balena bianca una vittima, l'ossessione del vecchio. L’io narrante, un superstite della ciurma, descrive la malattia del vecchio capitano e riflette sull'assurdità della caccia al grande cetaceo. C’è più logica e saggezza nel comportamento della balena bianca che in quello del capitano. Una balena 'rincorsa, perseguitata, arpionata, costretta a uno spettrale biancore per i continui soprassalti dovuti alla minaccia del ferro. Vogliamo capirla alla fine?' si chiede il protagonista. Ma Achab nel suo delirio di onnipotenza, porterà tutti alla morte, tranne uno, il testimone narratore. Il racconto è una vera e propria invettiva contro la cecità umana, poco rispettosa del mondo che la circonda, specie degli animali.

La giuria ha inoltre segnalato

'Lizzy' di Adriana Bonora
'Fatti d'erba e di vento' di Franca Errani
'Valle Giucheddu' di Gavino Zucca

 

 


 

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